Parliamo dello strumento che viene spesso citato come il metro di paragone per tutti gli altri quando si parla di composizione corporea: la DEXA, sigla che sta per Dual-energy X-ray Absorptiometry (assorbimetria a raggi X a doppia energia).

Anticipo subito la conclusione: anche il gold standard resta uno strumento, con margini di errore propri, non un oracolo che restituisce la verità assoluta sul tuo corpo. È più preciso e accurato di plicometria e BIA, questo sì, ma capire come funziona e dove sbaglia ci permette di capire meglio anche le altre strumentazioni calibrate sulla DEXA.

Come funziona, in pratica

Il principio della DEXA è più semplice di quanto il nome faccia pensare. L'apparecchio emette due fasci di raggi X a energie diverse, che attraversano il corpo mentre sei sdraiato/a su un lettino, in genere per pochi minuti. I diversi tessuti del corpo (osso, massa magra, massa grassa) assorbono queste due energie in proporzioni diverse tra loro: il tessuto osseo, molto denso, attenua i raggi X in modo diverso rispetto al tessuto muscolare, che a sua volta si comporta diversamente dal tessuto adiposo.

Misurando quanto ciascuna delle due energie viene assorbita in ogni punto del corpo, il software dello strumento riesce a distinguere e quantificare separatamente: la massa ossea (densità minerale ossea, utile anche per la diagnosi di osteopenia/osteoporosi), la massa magra (muscoli, organi, fluidi extra-ossei) e la massa grassa.

Il risultato è una mappa molto dettagliata, spesso segmentale (cioè suddivisa per arti, tronco, ecc.), che nessuno degli strumenti "da campo" può offrire con lo stesso livello di dettaglio.

Perché è considerata il gold standard

Nel mondo scientifico e in quello sportivo di alto livello, la DEXA viene usata come riferimento per validare gli altri metodi, non il contrario. Quando un ricercatore vuole capire quanto sia accurata una nuova equazione bioimpedenziometrica, o un nuovo protocollo di plicometria, in genere confronta i risultati proprio con quelli ottenuti dalla DEXA. Non è un caso che federazioni sportive, centri di ricerca e istituti di medicina dello sport la utilizzino per monitorare atleti nel tempo: la sua accuratezza e riproducibilità, se lo strumento è ben calibrato e la procedura standardizzata, sono superiori a quelle di plicometria e BIA.

Uno studio di riferimento su questo tema è quello di Shepherd e colleghi, pubblicato nel 2012 sul Journal of Bone and Mineral Research, che ha lavorato proprio sulla standardizzazione delle misurazioni di densità ossea e composizione corporea tra i due principali produttori di macchinari DEXA (GE Healthcare Lunar e Hologic). Ed è un dato interessante, perché introduce già uno dei limiti di cui parleremo tra poco: strumenti di marche diverse, anche se tutti "DEXA", non restituiscono automaticamente numeri identici.

📚 Evidenze Scientifiche

Shepherd et al. (2012): Studio pubblicato su Journal of Bone and Mineral Research

Risultato: i due principali produttori di macchinari DEXA (GE Healthcare Lunar e Hologic) non restituiscono automaticamente valori identici per densità ossea e composizione corporea; lo studio ha sviluppato formule di conversione per rendere più confrontabili i dati tra sistemi diversi.

Shepherd JA, Fan B, Lu Y, Wu XP, Wacker WK, Ergun DL, Levine MA. A multinational study to develop universal standardization of whole-body bone density and composition using GE Healthcare Lunar and Hologic DXA systems. J Bone Miner Res. 2012;27(10):2208-2216.

I limiti che vale la pena conoscere

Proprio perché la DEXA gode di una reputazione quasi mitologica, è ancora più importante essere onesti sui suoi limiti reali.

Costo e disponibilità. Un esame DEXA ha un costo decisamente più alto rispetto a plicometria o bioimpedenziometria, e non è uno strumento che trovi in palestra o studio: richiede ingenti investimenti, un programma dedicato, spazi adeguati e personale formato per farlo funzionare e per interpretarne i risultati. Questo lo rende meno accessibile per un monitoraggio frequente, specialmente per chi non fa sport agonistico o non ha accesso a strutture sanitarie/universitarie attrezzate.

Esposizione a radiazioni ionizzanti. La DEXA utilizza raggi X, quindi comporta un'esposizione a radiazioni ionizzanti. È bene dirlo, ma anche contestualizzarlo: secondo le indicazioni della IAEA (International Atomic Energy Agency), la dose di radiazioni di un esame DEXA è generalmente molto bassa, spesso paragonabile a quella che riceviamo naturalmente dal fondo ambientale nell'arco di pochi giorni, e comunque inferiore a quella di una radiografia del torace nella maggior parte dei sistemi. Non è quindi un esame "pericoloso" nell'uso occasionale, ma resta comunque un'esposizione che non esiste, per esempio, con il plicometro o con la bilancia impedenziometrica: è un fattore da tenere presente se si pensa di ripetere l'esame molto spesso, soprattutto in popolazioni particolari (donne in gravidanza, bambini).

Serve attrezzatura e personale specializzato. Non basta accendere un macchinario: servono procedure di calibrazione, personale formato per il posizionamento corretto della persona sul lettino e per la lettura dei referti. Errori di posizionamento o di impostazione possono influenzare il risultato quanto (a volte più di) un errore di plicometria fatto da un operatore poco esperto.

Macchinari e software diversi danno risultati leggermente diversi. Questo è un punto che troviamo spesso nella pratica, e che la letteratura conferma: modelli e software di marche diverse (per esempio GE Lunar e Hologic, ma anche versioni software diverse dello stesso produttore) possono restituire valori assoluti leggermente differenti per la stessa persona nello stesso momento. È esattamente il tema affrontato dallo studio di Shepherd e colleghi (2012) citato sopra, che ha cercato di sviluppare formule di conversione per rendere più confrontabili i dati tra sistemi diversi. La conseguenza pratica è la stessa che vale per plicometria e bioimpedenziometria: se vuoi confrontare misurazioni fatte in tempi diversi, cerca di farle sullo stesso macchinario, idealmente con lo stesso software e la stessa procedura. Cambiare centro, macchinario o modello tra una misurazione e l'altra introduce una variabile che rischia di essere scambiata per un cambiamento reale della tua composizione corporea.

Anche la DEXA ha un margine di errore, specie in casi particolari. Non è una misura "perfetta" nel senso assoluto del termine. Uno degli aspetti meno noti al pubblico, ma ben documentato, riguarda l'influenza dello stato di idratazione sulla stima della massa magra. Uno studio di Toomey, McCormack e Jakeman, pubblicato nel 2017 su European Journal of Applied Physiology, ha mostrato che una disidratazione indotta dall'esercizio (circa il 2,5% del peso corporeo) può far apparire una riduzione della massa magra stimata alla DEXA di quasi 1,7 kg, mentre un successivo carico di carboidrati con reidratazione può farla aumentare di oltre 2 kg (senza che in realtà ci sia stato alcun cambiamento reale nella massa grassa o nel contenuto minerale osseo). In altre parole: se ti alleni intensamente, sudi molto o fai un carico di carboidrati prima dell'esame, il numero che leggi sul referto può non riflettere davvero un cambiamento nel tuo corpo, ma semplicemente una variazione dei fluidi. Anche una revisione più recente, quella di Campa e colleghi pubblicata nel 2021 su Nutrients, pur riconoscendo alla DEXA il ruolo di metodo di riferimento per la misurazione del contenuto minerale osseo, ricorda che nessuna singola tecnica rappresenta da sola un gold standard universale per la valutazione completa della composizione corporea, e che ogni metodo — DEXA compresa — va inserito nel contesto giusto.

📚 Evidenze Scientifiche

Toomey et al. (2017): Studio pubblicato su European Journal of Applied Physiology

Risultato: una disidratazione indotta dall'esercizio (circa il 2,5% del peso corporeo) può far apparire alla DEXA una riduzione della massa magra stimata di quasi 1,7 kg, mentre una successiva reidratazione con carico di carboidrati può farla aumentare di oltre 2 kg, senza alcun cambiamento reale nella massa grassa o ossea.

Toomey CM, McCormack WG, Jakeman P. The effect of hydration status on the measurement of lean tissue mass by dual-energy X-ray absorptiometry. Eur J Appl Physiol. 2017;117(3):567-574.

📚 Evidenze Scientifiche

Campa et al. (2021): Revisione pubblicata su Nutrients

Risultato: pur riconoscendo alla DEXA il ruolo di metodo di riferimento per il contenuto minerale osseo, nessuna singola tecnica rappresenta da sola un gold standard universale per la valutazione completa della composizione corporea: ogni metodo, DEXA compresa, va inserito nel contesto giusto.

Campa F, Toselli S, Mazzilli M, Gobbo LA, Coratella G. Assessment of Body Composition in Athletes: A Narrative Review of Available Methods with Special Reference to Quantitative and Qualitative Bioimpedance Analysis. Nutrients. 2021;13(5):1620.

Cosa portarsi a casa

Se hai la possibilità economica e logistica di fare una DEXA, è probabilmente lo strumento più accurato ad oggi tra quelli comunemente disponibili per stimare la tua composizione corporea, ed è per questo che viene usato come riferimento nella ricerca scientifica e nello sport ad alto livello. Ma "più accurato" non significa "infallibile": resta una fotografia influenzata da variabili come l'idratazione, qualità del macchinario e della procedura, e — come per plicometria e bioimpedenziometria — il suo vero valore emerge quando la usi nel tempo, con lo stesso strumento e possibilmente lo stesso operatore, per osservare un trend, non per inseguire il singolo numero assoluto come se fosse una sentenza definitiva sul tuo corpo.

Anche il gold standard, insomma, va letto con la stessa calma e lo stesso spirito critico con cui leggeresti qualunque altro numero: uno strumento in più per capirti meglio, non un giudice.

📚 Studi scientifici citati

  1. A multinational study to develop universal standardization of whole-body bone density and composition using GE Healthcare Lunar and Hologic DXA systems - Shepherd JA, Fan B, Lu Y, et al. J Bone Miner Res. 2012;27(10):2208-2216.
  2. The effect of hydration status on the measurement of lean tissue mass by dual-energy X-ray absorptiometry - Toomey CM, McCormack WG, Jakeman P. Eur J Appl Physiol. 2017;117(3):567-574.
  3. Assessment of Body Composition in Athletes: A Narrative Review of Available Methods with Special Reference to Quantitative and Qualitative Bioimpedance Analysis - Campa F, Toselli S, Mazzilli M, Gobbo LA, Coratella G. Nutrients. 2021;13(5):1620.
  4. Radiation Protection of Patients — Dual Energy X-ray Absorptiometry (DXA), Bone Mineral Densitometry - International Atomic Energy Agency (IAEA).

Vuoi leggere i tuoi dati nel modo giusto?

Che tu faccia una DEXA, una plicometria o una bioimpedenziometria, quello che conta è come interpretiamo il risultato nel tempo.

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